domenica 26 giugno 2011

Cuba, l'isola che non c'è?

Come sempre accade per tutti i luoghi nuovi visitati nel corso di un viaggio, vi sono sempre due immagini che si sovrappongono: una quella che ci si crea prima, quando si cerca di farsi un idea del paese che si andrà a visitare, ed un'altra quella reale che nascerà dalle esperienze vissute.
Queste due differenti immagini, quasi sempre si fondono poi in una sola, per formare la consapevolezza vera del luogo visitato.
Questa necessaria fusione, dovuta ad aggiustamenti tra l'immaginario ed il reale, non si è verificata dopo la nostra recente visita all'isola caraibica, anzi le due immagini sono rimaste nettamente sdoppiate e distanti tra di loro, tanto da generare un sottile senso di irrealtà che mi fa pensare a Cuba come “all'Isola che non c'è”
La decisione di andare a Cuba, fu ancora una volta frutto dei nostri “zigzamenti”, il programma originale era quello di recarci da Curacao direttamente alle Isole dell'arcipelago di Sanblas – di fronte a Panama - , ma la visione del video “Buenavista Social Club”, poco prima di lasciare l'Italia, e la consapevolezza che la maggior parte delle barche in partenza da Curacao andavano appunto verso le Sanblas ci indusse a cambiare radicalmente programma per raggiungere Cuba attraversando in diagonale tutto il Mar dei Caraibi.
Fin da quando iniziai a raccogliere informazioni su Cuba, mi resi subito conto della difficoltà di avere una visione chiara ed oggettiva: quasi tutte le notizie arrivavano dall'esterno dell'Isola, o da una guida nautica scritta alcuni anni prima da un navigante statunitense, o da altri navigatori, tutte notizie pratiche, e spesso contraddittorie, su cosa si sarebbe potuto trovare ( tipo generi alimentari, ecc..), sulle varie difficoltà burocratiche, su consigli ed istruzioni di navigazione. In sostanza nulla che dicesse realmente come fosse la vita reale sull'isola.
A creare l'immagine dell'aspettativa rimanevano principalmente alcuni riferimenti letterarie ( con una recente e doverosa rivisitazione di “Isole nella Corrente” di Hemminguay), le seducenti musiche di “Buenavista Social Club,” , qualche immagine romantica e di maniera del “Che” guerrigliero, e perché no, l'affermazione di Cristoforo Colombo che quando scopri l'isola disse di non avere visto mai nulla di cosi bello!
La realtà fu naturalmente ben diversa dalle aspettative.
Il faro di Cienfuegos
Posto di controllo all'ingresso di Cienfuegos

Fin dall'arrivo sulla costa Sud a Cienfuegos, il profilo dell'Isola che emergeva dalle prime incerte luci dell'alba non aveva nulla a che vedere con la lussureggiante foresta tropicale immaginata attraverso le descrizioni del navigante genovese: una linea di bassi rilievi ricoperti da una vegetazione di un verde stentato in cui risaltava con chiarezza il faro che indicava il lungo fiordo d'ingresso alla grande laguna di Cienfuegos. Certo questa era la costa sottovento, meno piovosa di quella a nord, ma anche più protetta dai venti settentrionali. L'isola, che al momento della sua scoperta era certamente lussureggiante, subi, nel corso dei secoli, un lenta e progressiva deforestazione per fare posto alla lucrosa cultura della canna da zucchero e della necessità di disporre di vaste aree da destinare all'agricoltura ed all'allevamento.
Ora restano certamente delle magnifiche foreste nella zona della Sierra Maestra, della Sierra Centrale e nella bellissima contrada di Vignales, ma l'impatto generale dell'isola non è quello di una terra coperta da una verde e fitta foresta tropicale.


"El Nicho", cascata

La mitica Habana, letta e riletta nei racconti di Hemminguay e sognata nel video Buonavita Social Club, si è rivelata essere certamente una splendida città ricca di una sontuosa architettura barocca coloniale, ma le atmosfere ricercate erano completamente accecate dalla massa di rumorosi turisti e dalla pletora di “cubani molesti”, che in continuazione propongono falsi “puros” (sigari), tour in assurdi “cocotaxii” quando non “Jinnetteras o Jinnetteros”. Molto più reale e vicino all'immaginario il fatiscente quartiere di “Habana Centro” e la zona del porto, ancora pieni della quotidiana vita dei cubani dediti ad arrangiarsi in mille maniere per sopravvivere un poco meglio. 
Fumatore di "puros" per turisti a l'Habana Vieja

Hbana Centro

Habana, il bar "Los dos Hermanos"

Habana, studenti giocano a scacchi

Habana Vieja, piazza della cattedrale

Habana Vieja, ci si può far predire il futuro!
Una Cuba più semplice, calorosa e fedele alla tradizionale accoglienza dei Cubani l'abbiamo trovata nel corso dei viaggi fatti lungo la “Carrettera Centarl”, dove un mondo, agricolo ancora genuinamente arcaico si dipanava ai nostri occhi chilometro dopo chilometro, con soste in cittadine assolutamente deliziose come Camaguey, Espirtu Santu e Bayamo . 
Espiritu Santu, vicolo

Carrettera Central, trasporto pubblico

Trinidad, caballos en la calle

Camaguey, avenida central

Cienfuegos.
Una sorpresa è stata la splendida valle di Vignales, culla della produzione del miglior tabacco cubano, e quindi del mondo. Una natura spettacolare, un ambiente antico: nel cuore della vasta valle non vi sono né elettricità, né mezzi di trasporto o di lavoro agricolo meccanici, vivaci cavalli e possenti buoi la fanno ancora da padroni!  
Coseca del tabacco a Vignales

Vignales, "Los Mogotes"

Vignales, lavori agricoli
 
Due cose mi colpirono subito al primo impatto con Cuba, sbarcando nella bella e vivace città di Cienfuegos: la pressoché totale mancanza di pubblicità, fatta eccezione dei cartelloni e murales propagandistici inneggianti alla rivoluzione, e la latitanza assoluta di edicole per la vendita di quotidiani.
Se la prima circostanza era con sicurezza piacevole – finalmente non più bombardati da stimoli al consumismo sostenuti da avvenenti modelle poco vestite – la seconda era più inquietante. Si perché a Cuba vi è un solo quotidiano il Gramma (con il suo annesso Juventude Rebelde), quotidiano distribuito gratuitamente e che quasi ogni giorno riporta una riflessione del Comandante, e la visione unilaterale dei fatti interni e del mondo esterno.
 
Uno degli innumerevoli cartelli di propaganda
Lo scrittore uruguagio Francisco Galeano, che non è sicuramente un uomo di destra, scrisse una volta:
Se Napoleone avesse avuto a disposizione un giornale come il Gramma, i francesi non si sarebbero mai accorti della sconfitta di Waterloo!”
Questo unito alla circostanza che gli unici tre canali televisivi sono sulla stessa linea ( e senza un momento di pubblicità commerciale, che bellezza!), ed alla difficoltà d'accesso a internet, fa si che a Cuba il viaggiatore viva benissimo immerso in una serena realtà arcaica, fumando buoni sigari, bevendo eccellente Rom, instaurando cordiali relazioni amichevoli, ma estraniandosi progressivamente dal mondo esterno, che più si prolunga il suo soggiorno, più si fa incerto, lontano e distorto.
Quindi l'Isola che non c'è, poiché non la si può capire restando all'esterno e perché il mondo esterno sfugge quando vi si è dentro.

6 commenti:

  1. Bello! vai avanti a raccontare.

    Stefano

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  2. E' sempre un grande piacere leggerti!

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  3. hanno già detto tutto quelli che mi hanno preceduto :-)

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  4. Bella ed azzeccata descrizione della "mia" amata isola.
    In realtà negli ultimi anni la mancanza di pluralismo dell'informazione non è poi così grave, in quanto funziona un efficace ed efficiente tam-tam popolare, che fa circolare tutte quelle informazioni che per un motivo o per l'altro (ricordo che dai media cubani è esclusa ogni forma di cronaca nera) vengono taciute e/o distorte dagli organi ufficiali.

    In effetti il popolo cubano, o almeno una parte di esso ed in particlare quella elite culturale che ha accesso ad internet, è tutt'altro che disinformato sui fatti del mondo. Ovviamente la loro lettura di molti eventi è profondamente diversa dalla nostra e spesso alquanto critica e sorprendentemente profonda ed analitica a dispetto della scarsità di fonti di informazioni ufficiali a disposizione.

    P.S.: "jinetero" e "jinetera" sono termini cubani che vengono scritti con una sola "t" ed una sola "n". Provengono da "jinete", ossia fantino e stanno ad indicare dei personaggi che "cavalcano" illegalmente le opportunità offerte dalla presenza di turisti.

    La versione femminile, "jinetera", significa sostanzialmente prostituta, ma solo prostituta che si "vende" (o meglio si concede più o meno esplicitamente in cambio di benefici materiali) a stranieri, ma con il sogno di essere invitata all'estero dal turista che nel poco tempo a disposizione ella cerca in tutti i modi di far innamorare. Sogno che naturalmente nella maggior parte dei casi rimane un sogno ed un miraggio.

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  5. Caro Luigi, che dire... da un po' pensavo di scrivere qualcosa sulla mia permanenza a Cuba ma la sfuggevolezza delle immagini e le contrastanti senzazioni mi hanno sempre fatto fermare a riflettere su quali parole usare per descrivere, dalla riflessione si passa ai ricordi dai ricordi a una musica e cosi Cuba diventa una fumosa nuvola di emozioni. Giustamente l'isola che non c'è.
    Andrea

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  6. Bellissimo post Luigi! Un abbraccione da La Paz, noi si parte domani diretti a nord, ci sentiamo quando avremo internet al prossimo scalo! Ciao e saluti anche a Silvia!!

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